Quirinale, sale ipotesi Mattarella bis. Il caso della telefonata Draghi-Berlusconi

“Siamo in altissimo mare. A questo punto non escludiamo il Mattarella bis”. E’ il primo pomeriggio, subito dopo lo spoglio della quarta votazione, quando un esponente del governo, del Pd, fa il punto a Montecitorio con i deputati della sua area politica. “Se non ci sono fatti nuovi – dice – su Draghi non ce la facciamo. La destra non ha nomi, e anche noi siamo divisi. A questo punto mettiamo in conto di convergere su Mattarella“.

La rosa dei realmente papabili si è ristretta a due: Mario Draghi e Sergio Mattarella. I ministri dem non escludono la permanenza del Capo dello Stato al Colle. La qual cosa comporta la permanenza anche del premier a Palazzo Chigi. Uno sviluppo che c’entra ancora poco con i voti espressi in aula, che pure registrano un crescente consenso per il presidente della Repubblica (da 125 a 166 voti). Conta semmai la confusione palpabile nelle trattative tra i partiti, che fa montare in Parlamento la voglia di votare Mattarella, e blindare definitivamente la legislatura.

Lo dimostra chiaramente un incidente che si è verificato tra Pd e M5s e che ben spiega il clima di queste ore. Il vertice del centrosinistra di questa mattina si era chiuso con l’accordo a votare scheda bianca. Eppure dopo due ore di votazioni, il M5s ha fatto sapere che l’indicazione per loro, e solo per loro, non era “scheda bianca” ma scheda bianca “e liberta’ di coscienza”. Un modo per disinnescare in partenza le accuse di tradimento all’interno della coalizione. Molti senatori e deputati M5s infatti stavano votando Mattarella, sotto gli occhi delle ‘vedette’ Pd, Fiano e De Luca, che registravano i tempi di voto in aula.

Se i partiti sono incartati e i parlamentari sono sempre piu’ orientati a votare Mattarella, a Mario Draghi la politica ha riservato un trattamento difficilmente immaginabile pochi mesi fa. Al premier e’ stato rimproverato prima l’eccessivo silenzio sulla partita del Colle. Quindi dopo alcuni contatti coi partiti, finalizzati peraltro a rassicurare sulla vita del governo, Draghi e’ stato criticato per l’eccessivo dinamismo.

Ma contro il premier si sono mosse forze parlamentari spinte esclusivamente dal proprio tornaconto. Il caso della telefonata del premier a Silvio Berlusconi ne e’ la prova lampante. A quanto apprende la Dire da fonti parlamentari convergenti, il premier ha tentato di chiamare Berlusconi fin da domenica, pochi giorni dopo il ricovero al San Raffaele. Lo scopo, ovviamente, era di sincerarsi delle sue condizioni di salute. Ma, incredibilmente, a Draghi e’ stato risposto che Berlusconi non era raggiungibile.

Solo oggi il presidente del consiglio ha potuto parlare con il leader di Forza Italia. E Berlusconi, senza che Draghi lo avesse chiesto, gli avrebbe assicurato il personale sostegno nella partita per il Colle. Poco dopo, Antonio Tajani, che ieri ha visto Berlusconi, e’ andato a Palazzo Chigi per un colloquio con il premier. Ne e’ uscito ribadendo che Draghi deve restare al governo. Due linee diverse. La divergenza nasconde forse le divisioni in Forza Italia sulla delegazione al governo. Ma l’episodio e’ indicativo dei metodi con cui i partiti hanno cercato di usare la partita del Colle per allungare la vita della legislatura e del governo.

Agenzia DIRE
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